Passa ai contenuti principali

Recensione [ La biblioteca dei ragazzi ] "Quando Hitler rubò il coniglio rosa" di Judith Kerr

Buona sera cari lettori..
Rieccomi con una nuova recensione. Un libro pescato direttamente dalla mia collana "La biblioteca dei ragazzi" edita Fabbri Centauria.




Titolo: Quanto Hitler rubò il coniglio rosa
Autore: Judith Kerr
Editore: Fabbri Centauria
Collana: La Biblioteca dei ragazzi
Anno: 2015
Prima pubblicazione dell'opera: 1971
Numero Pagine: 260







L'autore.
Judith Kerr, nata a Berlino nel 1923, all'età di undici anni, dopo l'avvento del nazismo, dovette lasciare la Germania con la sua famiglia, di origine ebraica, si rifugiò prima in Svizzera, poi in Francia, sistemandosi infine in Inghilterra. Durante la seconda guerra mondiale lavorò per la Croce Rossa, poi come scrittrice, illustratrice e sceneggiatrice per la televisione. E' nota soprattutto per i suoi libri per bambini, a volte illustrati da lei stessa, come la serie del gatto Mog.

Trama.
Hitler non solo ha rubato il Coniglio Rosa di Anna, ma le ha anche portato via la casa e la vita conosciuta fino ad allora. Adesso lei e la sua famiglia dovranno partire, ma per andare dove? Come vivranno? Chi incontreranno? La storia di un viaggio, di una fuga che è anche continua scoperta, ricca di eventi, emozioni, amarezze e sorrisi. Quando Hitler rubò il Coniglio Rosa, scritto nel 1971, è il libro più famoso dell'autrice, basato in parte su ricordi autobiografici.


"E' una cosa strana. 
Sei nato e cresciuto in un paese. 
Improvvisamente degli assassini
 prendono il potere ed ecco, ti ritrovi solo,
 in un luogo sconosciuto, con niente" 

Questo libro è la storia di un viaggio, la storia di Anna e della sua famiglia, la storia di una famiglia ebrea, la storia degli ebrei, un'intera comunità costretta a fuggire dal proprio paese per scampare i nazisti, fuggire per sopravvivere. Questa storia è basata sulla vita dell'autrice, che prendendo spunto dai suoi ricordi d'infanzia, un'infanzia difficile, come quella di molti scrittori famosi (che secondo la nostra protagonista Anna, sono diventanti famosi proprio perchè hanno avuto un'infanzia difficile), ci racconta degli eventi che hanno colpito la famiglia di Anna, a dieci giorni dalle elezioni che vedranno i nazisti vincitori, salire al potere e distruggere una nazione. 
Il padre di Anna è un famoso scrittore antinazista e tutto ciò che esce dalla sua penna non trova più spazio in Germania, i suoi libri verranno tutti sequestrati e bruciati e l'unica cosa che rimane da fare è scappare prima che sia troppo tardi. E così inizia il viaggio di questa famiglia, un viaggio non semplice, un viaggio che metterà a dura prova le loro condizioni economiche. Da benestanti, quali erano in Germania, si ritroveranno a dover contare letteralmente i soldi in tasca, ovunque il padre cerchi di pubblicare articoli, non troverà fortuna, la Svizzera, per la sua neutralità non vuole accettare le idee antinaziste del padre di Anna e così dopo una anno di permanenza alla locanda Zwirn, la famiglia continua il suo viaggio, questa volta in direzione Parigi, dove il padre di Anna trova lavoro in un nuovo giornale, ma anche qua le condizioni della famiglia sono al limite della sopravvivenza, mentre i nazisti in Germania fanno razie dei loro averi e di tutto ciò che avevano lasciato nel loro paese. La speranza era quella di rientrare a Berlino nel giro di sei mesi, ma questo non accadrà e l'ultimo viaggio che la famiglia compirà sarà alla volta di Londra, dove finalmente il lavoro del padre di Anna, troverà i suoi frutti, qui infatti uno sceneggiatore deciderà di scritturare un suo lavoro e farne un film, così la famiglia tornerà a respirare ma la loro vita non sarà mai uguale a prima, loro non saranno mai più uguali a come li abbiamo conosciuti. La loro vita sarà sempre una vita da profughi, costretti a scappare continuamente per sfuggire alla follia di un uomo megalomane, convinta della supremazia della sua razza. Costretti alla fuga, solo perchè ebrei. 
Una storia che, purtroppo, conosciamo tutti molto bene ma che per la prima volta, almeno per quanto mi riguarda, ci viene presentata con gli occhi di una bambina. Una bambina che non conosce il significato del termine "profughi" e che vive questa esperienza con la gioia e l'eccitazione che una nuova avventura comporta, perchè per Anna ciò che l'aspetta all'idea di ogni nuovo viaggio, non è il timore di abbandonare la propria casa, i propri amici, i propri affetti, ma è la gioia di scoprire il nuovo, di conoscere nuove persone, nuovi luoghi, nuove lingue ed è proprio questo che aspetterà la piccola Anna. Con l'incoscienza che caratterizza i bambini accompagneremo la nostra protagonista lungo le tappe di questo viaggio che durerà diversi anni, l'accompagneremo alla scoperta di nuove culture, abitudini diverse da quelle da lei conosciute, nuove lingue da imparare e nuovi amici da incontrare. E se le difficoltà non mancheranno, sicuramente non saranno da meno le gioie e le sorprese e soprattutto le conquiste e i successi.
Una storia che ci insegna a non mollare mai, a non perdersi d'animo, a non perdere mai la speranza, perchè anche dai momenti peggiori, dalle persecuzioni, dai momenti più cupi e grigi della storia, si può uscire vivi, si può sopravvivere e in alcuni casi, si può trarre anche una grande fortuna. Tutto ciò è possibile solo ad una condizione, per come la vede Anna, ovvero se si rimane accanto alla propria famiglia.

"Ma finora non mi è mai importato di essere una profuga. 
Anzi, mi è molto piaciuto. 
Penso che questi ultimi due anni da profughi 
siano stati più belli di quando eravamo in Germania. 
Ma se adesso ci mandate lontano, 
ho una paura terribile.. una paure terribile.. 
'Di cosa?' domandò il babbo. 
Di sentirmi davvero una profuga"




Commenti