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Recensione "Molto forte incredibilmente vicino"


Titolo: Molto forte incredibilmente vicino
Autore: Jonathan Safran Foer
Editore: Guanda
Anno: 2005
Pagine: 351
Prezzo: 15,00 €













L'autore.
Jonathan Safran Foer è uno scrittore e saggista statunitense. Ha pubblicato "Ogni cosa è illuminata" (2002), "Molto forte incredibilmente vicino" (2005) e "Tree of Codes" (2010). Oltre questi tre romanzi ha pubblicato diversi racconti e saggi.

Trama.
Il libro interseca sostanzialmente due storie che si alternano: quella di Oskar Schell un ragazzino di nove anni e dei suoi nonni paterni. Oskar ha un dolore incolmabile: ha perso il padre adorato, Thomas Schell, nell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre 2001. Oskar è un ragazzo sveglio stracolmo di creatività, fantasia, sensibilità, curiosità e intraprendenza. Frugando nel ripostiglio del padre, dentro ad un vaso trova una chiave con una scritta: Black. Si mette a cercare tutti i Black di New York per sapere a chi appartenga e cosa apra. Organizza i nomi in un elenco, divisi per quartieri e comincia a far visita ad ognuno di loro. Dopo ricerche ed incontri strani verrà a capo dell'apparente e banale mistero. Più complesso l'intreccio della storia dei nonni. Oskar vive con la madre Linda e la nonna, la madre di Thomas. Il nonno paterno non l'ha mai conosciuto così come Thomas non aveva mai conosciuto suo padre. La nonna di Oskar era emigrata in America dalla Germania poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Qualche mese dopo il trasferimento, camminando per New York aveva incontrato per caso, il fidanzato della sorella Anna morta a Dresda in un bombardamento. L'uomo era rimasto distrutto da quella perdita e aveva smesso di parlare. Comunica solo scrivendo sui diari e mostrando i palmi delle mani su cui ha tatuato le parole "SI" e "NO". La donna gli chiede insistentemente di sposarla. Lui è riluttante ma acconsente stabilendo rigide regole di convivenza e delimitando con delle strisce sul pavimento gli spazi della casa ciascuno destinata ad una precisa funzione. Lei però desidera un bambino e alla fine rimane incinta ma fa di tutto per nasconderlo. Quando costretta dai tempi, glielo comunica, lui non regge e fugge. Ha paura della vita. Ma decenni dopo quando troverà tra l'elenco delle vittime delle torri, il nome del figlio, si ripresenta alla porta della moglie. Lei è turbata ma non lo scaccia, lo costringe però a rimanere in incognito nell'appartamento, come "l'inquilino"e gli fa promettere di non farsi vedere e soprattutto di non farsi riconoscere dal nipote. I due però finiscono casualmente per incontrarsi."La vita è più spaventosa della morte" confesserà in incognito all'ignaro nipote davanti alla bara vuota del figlio, riesumata da entrambi di nascosto una notte, e che riempirà con le centinaia di lettere che gli aveva scritto e mai spedite.

La mia recensione.
Non è semplice parlare di questo libro, non solo per il tema trattato, alquanto doloroso, ma proprio per la struttura tipica del testo. L'autore infatti ha scelto di intrecciare, due storie parallele, che legano i personaggi, ma seguono tempi diversi. Per cui, in alcuni passaggi è difficile seguire la vicenda, ho provato infatti confusione nel capire a chi appartenessero le parole di alcuni capitoli, poi finalmente ho capito che si alternavano le voci dei tre protagonisti: Oskar, la nonna paterna di Oskar e il nonno paterno. Questi ultimi parlano attraverso delle lettere da loro scritte, e raccontano le vicende della loro adolescenza e del modo in cui la vita li ha avvicinati per poi allontanarli e riavvicinarli nel presente. Mentre Oskar, parla nel tempo in cui vive, raccontando le vicende che lo hanno spinto a intraprendere l'avventura che lo lui pensa lo possa portare vicino ad una verità che riguarda il padre ucciso durante l'attentato alle torri gemelle. A parte, la confusione iniziale, una cosa che mi ha particolarmente disturbata sono state le ripetizioni, infatti in molti capitoli si ripetono frasi, racconti, o lettere ricevute da Oskar e non so, ma mi hanno un pò infastidita e purtroppo anche se è una caratteristica del personaggio, mi riferisco al nonno paterno, il suo non parlare mi ha disturbata un pò, quello scrivere incessantemente in ogni spazio libero e il suo comunicare solo in questo modo, l'ho trovato un pò bizzarro, soprattutto il suo non volersi fare aiutare da nessuno, nemmeno dalla compagna scelta per la vita, sua moglie. Anche, se in realtà lui non l'ha mai scelta e mai voluta, ha sempre pensato al suo vero grande amore, Anna. Questa cosa mi ha particolarmente fatta arrabbiare, non avrei mai accettato questo se fossi stata al posto della nonna di Oskar, lei era consapevole del non-amore del marito e l'ha accettato pur di non rimanere sola. Questo è un pò il tratto caratterizzante della storia tra i nonni, entrambi hanno perso le persone più importanti delle loro vite ed entrambi non vogliono affrontarlo da soli, ma andranno comunque incontro ad una solitudine ancora peggiore: lo stare insieme senza stare insieme. Purtroppo questi due protagonisti, a distanza, di decenni si troveranno ad affrontare di nuovo il dolore di perdere qualcuno d'importante a causa di un'altra guerra, una guerra moderna, fatta di attentati, a perdere la vita sarà il figlio dei due, il padre di Oskar. La tragedia porterà ad un cambiamento nella vita dei due nonni che forse, piano piano, ritroveranno il modo di stare vicini. I loro racconti epistolari, sono la cosa che più mi ha rapita, il modo in cui l'autore racconta i loro dolori, il loro assurdo modo di affrontare la perdita, il loro modo di stare e non stare insieme, nonostante io non approvo, è toccante, l'autore ha usato parole che mi hanno attraversata dentro e sconvolta, ho provato dolore e amore insieme a loro. Il racconto dell'attacco alle loro famiglie a Dredsa è stato uno dei tratti che mi hanno più ferita. 
E veniamo ad Oskar, questo bimbo stravagante e estremamente intelligente che si trova a perdere la persona più cara della sua vita, il padre. Il suo grande rimpianto: non essere riuscito a dire al padre quanto bene gli volesse. Anche il suo modo di affrontare questo dolore è molto elaborato, le sue mille paranoie, fobie e il suo farsi del male da solo mi hanno fatto stare male per lui. Ma la sua intelligenza e creatività lo porterà molto lontano, lo porterà ad affrontare un'avventura pazzesca, accompagnato dallo stravagante personaggio di Mr. Black si troverà a viaggiare per i distretti di New York alla ricerca di una verità che lo porti a conoscere qualcosa in più del suo papà. Il modo in cui Oskar ricorda il padre mi ha molto commossa, il suo amore incondizionato e il suo non voler allontanare il ricordo del papà ancora in vita è la cosa che mi è piaciuta di più. Mi sono sentita molto vicina al personaggio di Oskar, anche io mi ritrovo spesso a fare i suoi stessi pensieri e "invenzioni" sulle possibili catastrofi che potrebbero capitare a me o a chi mi sta accanto, ma per fortuna Oskar troverà il modo di affrontare diversamente il suo dolore e in qualche modo accettarlo, il finale è stato davvero commovente. 
Nonostante, non mi sia piaciuto molto il modo in cui l'autore ha deciso di strutturare le diverse vicende perchè, come dicevo, l'ho trovato confusionario, siamo davanti ad un libro davvero emozionante, sotto diversi punti di vista, ti farà provare dolore, ma tanto, ti farà commuovere, ti farà arrabbiare, ti farà provare tanta tenerezza, ti farà sorridere, ti farà piangere, purtroppo non ti darà il sollievo del lieto fine, perchè purtroppo nessuno potrà riportare in vita il padre di Oskar, ma ti farà capire che i modi per superare una perdita esistono e sono spesso proprio davanti ai nostri occhi. Perchè non ci sono solo le persone che si perdono, ci sono soprattutto le persone che "rimangono"ed è a queste che bisogna aggrapparsi perchè anche queste persone stanno provando lo stesso dolore e solo insieme lo si può superare. L'insegnamento che ho tratto da questo libro è l'importanza di dire "ti voglio bene" alle persone finchè sono vita, finchè abbiamo la possibilità di farlo. E farlo subito, perchè non sempre, e non per tutti, ci sono altre possibilità. A volte, non c'è un domani.

"Non le avevo mai detto quanto le volevo bene. Era mia sorella. Dormivamo nello stesso letto. Non era mai il momento giusto per dirlo. Non era mai necessario. Pensai di svegliarla. Ma non era necessario. Ci sarebbero state altre notti. E come si fa a dire ti voglio bene a una persona a cui vuoi bene? Mi voltai su un fianco e mi addormentai vicino a lei. 
Ecco il senso di tutto quello che ho cercato di dirti Oskar. E' sempre necessario. Ti voglio bene. La nonna."


- La vostra Chocolate And Books -

Commenti

  1. Ciao cioccolatosa blogger. Complimenti per la recensione, grazie a te so che mi devo tenere alla larga da questo libro che ho addocchiato al mercatino dell'usato, ma non del tutto convinta, ho tergiversato rimandando alla prossima incursione. Bellissima la comunicazione scritta, ma non può assolutamente sostituire quella faccia a faccia, sono entrambi essenziale, una non esclude l'altra, ma se non riesci a comunicare con una persona guardandola negli occhi, che rapporto è?

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    1. Ciao cuore zingaro :) Hai proprio ragione, purtroppo il protagonista è stato colpito da un dolore più forte di se stesso e questo è il modo in cui ha reagito, mi dispiace il fatto che nessuno sia stato in grado di aiutarlo. Il libro merita, comunque, di essere letto anche se è parecchio "forte" in alcuni tratti. Prima o poi prendilo, secondo me non te ne pentirai ;)

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  2. Anch'io come sai l'ho apprezzato ma non totalmente.
    L'ho trovato un po' confusionario e avrei preferito che fosse dato più spazio alla storia di Oskar rispetto a quella dei nonni.
    Sul messaggio finale sono perfettamente d'accordo, credo sia proprio quello il punto su cui vuole battere il romanzo. L'importanza di dire alle persone quanto le amiamo mentre ci sono, prima che sia troppo tardi.

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    1. Si Muriomu ho letto la tua recensione ed è vero quello che dici, tra l'altro da ciò che ho letto tu hai potuto fare un paragone con il film costatando che almeno lì è stato dato il giusto spazio alla storia di Oskar.. Io non ho ancora avuto modo di vederlo, ma non vedo l'ora.. Solo solo il trailer del film mi ha parecchio commossa ;)

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