Recensione | "Kitchen" di Banana Yoshimoto

Buon pomeriggio lettori :)


Come state? Io abbastanza bene.. sto riprendendo, più o meno, il mio abituale ritmo di lettura e sono molto soddisfatta perchè nonostante gli impegni di lavoro e lo studio, trovo comunque il tempo per leggere e per portare avanti il blog :)
 Oggi vi parlo dell'ultima lettura conclusa, un libro che ho amato profondamente Kitchen di Banana Yoshimoto.


KITCHEN
Banana Yoshimoto

Editore: Feltrinelli
€ 8,00; pag. 148







“I ricordi veramente belli continuano a vivere
 e a splendere per sempre, pulsando 
dolorosamente insieme al tempo che passa”

Ho sempre sentito un'attrazione particolare verso questa autrice, ma come spesso accade, le mie letture si sono poi rivolte altrove. Stavolta l'attrazione ha prevalso e mi sono ritrovata catapultata in un mondo di emozioni e sentimenti immenso.

Kitchen è uno di quei libri che si leggono tutto d'un fiato, un libro capace di scavare dentro al cuore, di fare male, un libro dolorosamente intenso e che risulta difficile abbandonare. Tutto questo è ciò che mi ha provocato la lettura di questo breve romanzo che si conclude con un racconto a parte, il primo racconto scritto dall'autrice e che ha segnato sin dagli esordi la bravura di Banana Yoshimoto.

Kitchen parla di dolore, di morte, di solitudine, ma il sentimento che mi ha colpito maggiormente è stata la nostalgia. Questo libro è tremendamente nostalgico, uno dei sentimenti che più temo ma che allo stesso tempo consente un legame con chi non c'è più, con le situazione passate che ci hanno fatto stare bene e che oggi si possono solo ricordare. Ho amato profondamente i protagonisti di questo romanzo e del seguente racconto. Protagonisti fragili, distrutti interiormente, ma che cercano in qualche modo di andare avanti aggrappandosi ai ricordi e al poco di bello che riescono ancora a scorgere in questa vita. Ma soprattutto ho amato la profonda umanità che emerge dai personaggi, ho trovato ognuno di essi veramente reale, il modo in cui si aiutano a vicenda fa sperare ancora nella bontà degli altri, nel buono che può ancora trovarsi in questo mondo fatto per lo più di cattiveria.

Lo stile dell'autrice, poi, è qualcosa di straordinario, tra l'altro questo è stato il suo primo lavoro, quindi ho apprezzato ancora di più la sua scrittura, così naturale, leggera, malinconica, intensa. E' stato amore a prima lettura. Evidentemente il mio istinto non mi ha ingannata e sono già alla ricerca degli altri suoi romanzi, che fortunatamente, sono parecchi. Spero di ritrovare la magia di queste pagine anche nei successivi lavori di Banana e se conoscete l'autrice consigliatemi i libri che più vi sono piaciuti. 

Avevo bisogno di emozioni forti e sono felice di averle trovate fra le pagine di questo un romanzo.

Alla prossima :*



Recensione | "I giorni del silenzio" di Paula Treick DeBoard

Buon pomeriggio lettori :)
Buon inizio settimana.. io comincio carica e spero di portarmi questa carica fino al weekend ;) Intanto oggi vi parlo di un libro che ho terminato di leggere pochi giorni fa, si tratta di una novità appena pubblicata da HarperCollins Italia, che mi ha gentilmente omaggiata di una copia digitale.

Il libro in questione è "I giorni del silenzio" di Paula Treick DeBoard.



I giorni del silenzio
Paula Treick DeBoard

Editore: HarperCollins Italia
€ 16,00; pag. 336








Ho richiesto questo libro alla casa editrice HarperCollins non appena ho letto la sinossi, l’ho trovata molto intrigante e avevo davvero voglia di un bel thriller. La copia digitale non ha tardato ad arrivare, ringrazio ancora la HarperCollins per la disponibilità, così mi sono immersa in questa lettura, convinta di trovarmi dentro una storia ricca di colpi di scena o comunque pregna dei tipici tratti del genere. In realtà la narrazione è stata ben diversa da quella che mi aspettavo, infatti l’autrice ha deciso di focalizzare l’attenzione non sulla vittima, bensì sul “presunto” colpevole, l’assassino. Un punto di vista insolito, che porta a vedere i fatti in maniera totalmente diversa rispetto a quando ci si immedesima nel dolore dei familiari o addirittura nella vittima.

Tuttavia a raccontare la vicenda non è nemmeno il colpevole, ma la sorella minore di quest’ultimo che narra i fatti accaduti sedici anni prima, nella primavera del 1995, primavera che ha sconvolto totalmente la pace e la serenità che caratterizzava la sua famiglia. Mi è piaciuta un sacco la voce narrante, entrare nella mente di una bambina di nove anni che cerca di capire e analizzare i tragici eventi che si ripercuotono sul fratello, e di conseguenza sul resto della famiglia, accusato di “omicidio”, in quanto ultima persona ad aver visto la fidanzata Stacy, la ragazza più popolare dell’intera cittadina. Vedremo come cambia la vita di chi viene accusato, seppure in maniera informale, e con lui la vita di tutti coloro che lo circondano. La famiglia, ben voluta da tutti, diventa all’improvviso feccia, gente da scartare e anzi capro espiatorio su cui riversare la rabbia e la paura che genera la scomparsa di un’adolescente.

Eppure nessuna prova incastra Johnny, e nessuno, nemmeno la sua famiglia, prova a capire il suo dolore, la sua angoscia, il suo senso di colpa. Io non ho mai creduto che il colpevole fosse davvero lui, ma il dubbio si insinua facilmente quando a dubitare sono gli stessi parenti che conoscono il protagonista meglio di chiunque altro.
Mi è piaciuto molto questo romanzo, proprio perché per una volta mi sono ritrovata ad interpretare i fatti dal punto di vista dei "cattivi" e con loro ho vissuto il dramma della stigmatizzazione che colpisce chi viene additato come colpevole e che effettivamente porta a sentirsi colpevoli nonostante si è innocenti. Non ho apprezzato in maniera particolare il finale, che avevo previsto, e che comunque si è dissolto in breve pagine non lasciando assaporare appieno il gusto della vittoria e del riscatto.

Una lettura piacevole, lontana dai soliti thriller, più intenta a scavare l’animo umano nelle sue mille incertezze ed emozioni contrastanti, in bilico tra il dubbio e la fiducia, la giustizia e l’affetto. Il riscatto finale che vince su tutto.


Alla prossima ;)



Incipit | "Kitchen" di Banana Yoshimoto


Buon pomeriggio e buon inizio di weekend cari lettori :)

Come state? A quali letture vi dedicherete questo fine settimana? 

Io ho deciso di iniziare a leggere "Kitchen" di Banana Yoshimoto, autrice che desideravo affrontare da parecchio tempo. Spero non deluda.. Fatemi sapere cosa ne pensate, sia dell'autrice, che del romanzo, se l'avete letto.


Io nel frattempo ho pensato bene di lasciarvi l'incipit di questo libro :)





          "Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purchè‚ sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata.  Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi. Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina!


Prima che i Tanabe mi prendessero con loro, dormivo sempre in cucina. Non riuscivo mai a prendere sonno, e una volta che vagavo per le stanze all’alba alla ricerca di un angolino confortevole, scoprii che il posto migliore per dormire era ai piedi del frigo. Mi chiamo Mikage Sakurai. I miei genitori sono morti tutti e due giovani. Perciò sono stata allevata dai nonni. Il nonno è morto quando ho cominciato le medie. Da allora io e la nonna abbiamo vissuto da sole. Pochi giorni fa all’improvviso è morta la nonna. Sono rimasta di stucco. Se mi metto a pensare che la mia famiglia – che era lì, reale – nel giro di pochi anni è scomparsa così, una persona alla volta, mi sembra di non poter credere più a niente. Essere rimasta io sola in questa casa dove sono cresciuta, mentre il tempo continua a scorrere regolare, mi sconvolge. E’ pura fantascienza. Le tenebre del cosmo. Tre giorni dopo il funerale ero ancora stordita. Trascinandomi dietro quella vaga sonnolenza che accompagna la tristezza più cupa e senza lacrime, stesi il futon nella cucina silenziosa e splendente. Dormii raggomitolata nella coperta come Linus, col ronzio del frigorifero che mi proteggeva da pensieri di solitudine. Così la notte se ne andò abbastanza tranquillamente, e venne il mattino. Volevo solo dormire alla luce delle stelle. Volevo svegliarmi nella luce del mattino. A parte questo, tutto il resto mi era completamente indifferente.

Ma non potevo andare avanti così per sempre. E incredibile, la realtà. La nonna mi aveva lasciato denaro a sufficienza, ma l’appartamento in cui abitavo era troppo grande e costoso per una persona sola, bisognava che ne cercassi un altro. Non sapendo dove battere la testa comprai una rivista di annunci e cominciai a guardarla, ma le offerte di case, che erano tante e sembravano tutte uguali, mi diedero il capogiro. Trasloco significava lavoro. Energia. Io ero senza forze e avevo dolori dappertutto per quel mio dormire sul pavimento di cucina. Non potevo far finta che non fosse così. Dove avrei trovato l’energia per andare in giro a vedere appartamenti? per trasportare bagagli? per richiedere il telefono? Ricordo bene quel pomeriggio, me ne stavo sdraiata pensando con disperazione a una lista interminabile di problemi quando mi capitò un miracolo, qualcosa di caduto dal cielo."






Recensione | "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn

Buon pomeriggio cari lettori.. come state?
Io sono in fase di guarigione, mal di gola e raffreddore si sono impossessati di me in questi giorni e sono rimasta a casa dal lavoro, il che mi ha permesso di terminare la lettura di un libro meraviglioso "L'ombra del vento" di Zafòn, di cui oggi vi parlerò :)




L'OMBRA DEL VENTO
Carlos Ruiz Zafòn

Editore: Mondadori
€ 13,00; pag. 439







“I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro”

L’ombra del vento credo che sia uno dei libri più noti della nostra epoca e io desideravo leggerlo da tempo immemore. Da più di un anno l’intera trilogia è entrata a far parte della mia libreria, ma solo adesso che la saga è completa e che io ho in mio possesso anche l’ultimo libro, il quarto, ho deciso di buttarmi in questa avventura che, secondo tutti coloro che lo hanno fatto prima di me, è una garanzia.

In effetti non posso smentire queste affermazioni. L’ombra del vento è un libro affascinante, intrigante e misterioso. E’ il genere di storia che cattura, che crea suspense e dipendenza. Una volta entrata nel magico mondo del Cimitero dei Libri Dimenticati è impossibile tornare indietro. Ogni personaggio che si incontra nasconde un segreto e andando avanti con la lettura si capisce che un filo conduttore lega i personaggi che il nostro protagonista incontra. Legami di un passato ormai remoto che però riemerge a poco a poco che il protagonista, Daniel, scava a fondo alla vita di Julian Carax, il misterioso autore del romanzo “L’ombra del vento” che Daniel avrà cura di custodire e proteggere quasi a costo della sua vita.

Non mancavo le avventure, i colpi di scena, ma anche tanti sentimenti profondi: l’amore, l’amicizia, la fedeltà, la passione, l’odio.. è l’odio in particolare a muovere i fili degli intrighi e delle scelte prese dai personaggi e che ha cambiato la vita di tutti coloro che sono coinvolti. Ma l’epilogo della storia dimostra come l’odio può essere superato e può mutarsi in qualcosa di positivo e soprattutto dimostra come è possibile correggere il presente in vista degli errori del passato, gli errori di chi ha vissuto prima di noi e può guidarci verso un futuro migliore.

Un libro appassionante, una scrittura coinvolgente, fluida e capace di intrattenere il lettore al punto da rendere impossibile staccare gli occhi dalle pagine che scorrono troppo veloci. Ho amato tutto di questo libro, e ho amato tantissimo l’amore che a sua volta traspare per i libri, la lettura e la scrittura. Chiunque ama i libri sono sicura che rimarrà folgorato da questa storia. Io ho intenzione di godermi la saga il più a lungo possibile, proprio per questo motivo, ho deciso di intervallare i libri di Zafòn con altre letture. In ogni caso, non vedo l’ora di perdermi nuovamente fra le strade di una Barcellona misteriosa e incontrare nuovi personaggi capaci di farmi sognare.

“Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima,
 l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto,
 di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso”