Recensione | "Il labirinto degli spiriti" di Carlos Ruiz Zafon

Buon pomeriggio lettori..
Oggi vi propongo un'altra lettura che mi ha tenuto compagnia durante l'estate, praticamente mi ha accompagnata per tutto Agosto, vista la mole del libro e considerato il periodo di vacanza. Si tratta del volume che conclude la saga de "Il cimitero dei libri dimenticati" di Carlos Ruiz Zafon, ovvero Il labirinto degli spiriti.



IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI
Carlos Ruiz Zafòn

Editore: Mondadori
€ 20,00; pag. 832

Sinossi








"Una storia non ha principio nè fine,
 soltanto porte d'ingresso. 
Una storia è un labirinto infinito di parole,
 immagini ed energie riunite 
per svelarci la verità invisibile su noi stessi."

Dopo dodici anni dall'esordio de "L'ombra del vento" (qui la mia recensione) e i due libri che lo seguono, Zafon torna per mettere il punto alla saga che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo "Il cimitero dei libri dimenticati".
Io non ho dovuto patire questa lunga attesa perchè ho letto l'intera saga consecutivamente, inserendo fra un libro e un altro della serie, altre letture.
Ad oggi vi dico che, forse, questo è stato un errore perchè facendo passare tanto tempo fra una lettura ed un'altra e soprattutto, passando tanti mesi dalla lettura del primo libro all'ultimo, tanti dettagli mi sono sfuggiti e il filo conduttore che lega l'intera storia andava sbiadendo, poichè non ricordavo i particolari. Quindi, il consiglio che posso darvi, se desiderate perdervi senza freni in una storia altamente intrigata, è quello di leggere tutti e quattro i libri d'un fiato.

Zafon ci trasporta ancora una volta in una Barcellona oscura e misteriosa, le atmosfere gotiche fanno da sfondo ad un intreccio di vite e protagonisti dalle mille sfaccettature. Ai cari Sempere, Fermin, Bea, David, Isabella, che già conosciamo molto bene, si aggiunge un nuovo personaggio, Alice, forte ed enigmatica. Una donna ammaliante con un passato oscuro e un presente ancora più grigio. Sarà lei a fare luce sui misteri della famiglia Sempere e svelare una volta per tutte la verità, che noi lettori abbiamo atteso con tanta impazienza.

Con un intrigo sviluppato in maniera magistrale, attraversando gli anni più neri della storia di Spagna, Zafon ci regala un finale ricco di brividi e suspence, in cui ogni spiraglio di tenebra incontrato nel corso della narrazione troverà una soluzione e il lettore si sentirà pienamente appagato nell'aver risolto ogni dubbio sollevato fin dalla lettura del primo libro della saga.

Zafon si conferma un abile narratore, lo stile è, come sempre, fluido e delicato. L'amore per i libri traspare in maniera chiara e non può non arrivare al cuore di qualsiasi amante della lettura. A me è arrivato, forte e potente. Mi dispiace abbandonare i protagonisti di questa storia, a cui ormai, dopo tanti mesi, mi sono affezionata ma spero di consegnarli a chi, leggendo questa recensione, proverà l'impulso irresistibile di imbattersi in essi e perdersi nel labirinto del cimitero dei libri dimenticati.

"I ricordi che seppellisci nel silenzio
sono quelli che non
smettono di perseguitarti."




Recensione "Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani

Buon giorno lettori.. 
Con Settembre appena iniziato, ritorna la voglia di scrivere, condividere, leggere. 
Da qualche giorno, giro per la blogosfera a leggere delle vostre letture e cercare spunti per le mie future. Non che mi mancano libri in casa da leggere, ma le novità sono sempre una tentazione ;)
Purtroppo per me, una bellissima esperienza lavorativa sta per giungere al termine, non oso immaginare il vuoto che mi lascerà dentro.. Spero di trovare sollievo girovagando fra i blog e condividendo le mie letture con voi, considerando il tanto tempo libero che mi aspetterà a breve.
Oggi, comincio da una lettura che mi ha fatto compagnia durante l'estate. Si tratta di un classico della narrativa italiana del 900, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. 




"La mia ansia che il presente 
diventasse subito passato, 
perchè potessi amarlo e 
vagheggiarlo a mio agio,
 era anche sua, tale e quale. 
Era il nostro vizio, questo:
 d'andare avanti con la testa 
sempre rivolta all'indietro".


Ci troviamo a Ferrara in piena epoca fascista, a pochi anni dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, sono gli anni in cui hanno inizio le prime espulsioni degli ebrei dalle attività pubbliche, dai circoli culturali, le leggi razziali si fanno sempre più pressanti e coinvolgono in pieno i protagonisti di questa storia.

Il narratore è uno di essi, ma di lui sappiamo ben poco, in realtà non conosciamo nemmeno il suo nome, ciò che conosciamo e che egli decide di raccontarci, sono proprio gli avvenimenti che lo interessarono in quegli anni e in particolar modo che lo avvicinarono alla famiglia Finzi-Contini e soprattutto a Micol, giovane e bella, saprà catturare il suo cuore e conquistare i lettori.

Il rapporto fra i due protagonisti è fatto di dolcezza e passione, due sentimenti contrastanti così come la loro unione. Un legame nato fra le mura di una ricca dimora, quella dei Finzi-Contini, e soprattutto nel grande giardino che la circonda, in cui i due giovani amano perdersi in lunghe passeggiate solitarie, fatte di confidenze, riflessioni, sguardi, carezze, prima di sfociare in qualcosa di più. Una storia, però, che non ha futuro per via delle condizioni storiche ostili e per il divario sociale che intercorre fra Micol e il nostro narratore.

L'intera narrazione è ricca di riferimenti storici, politici e culturali dell'epoca, Bassani, forse in maniera autobiografica, ci regala una visione realistica dell'Italia degli anni 30, e soprattutto di Ferrara, catturando le bellezze artistiche di questa città, da sempre in pieno fermento culturale. Le descrizioni si fanno ancora più accurate quando entriamo nel giardino dei Finzi-Contini, protagonista della storia tanto quanto i personaggi che lo popolano.

Il romanzo è ormai un classico della letteratura italiana del 900, da leggere se si ama il periodo storico trattato e se si ha voglia di una lettura malinconia e nostalgica, perchè questi sono i sentimenti che suscita. Io ho amato soprattutto il continuo rievocare un passato ormai perduto ma mai dimenticato del protagonista e le descrizioni dettagliate degli ambienti, ma purtroppo non sono stata catturata dallo stile narrativo dell'autore. Ho trovato il linguaggio, a tratti ostile, e non sempre di facile comprensione, il che mi ha portato a rallentare la lettura. Ritengo, comunque, che sia una storia ricca di contenuti significativi e degna di essere affrontata.


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